Se dovrai attraversare il deserto, non temere, Io sarò con te.

Se dovrai camminare nel fuoco, la sua fiamma non ti brucerà.

Seguirai la mia luce nella notte, sentirai la mia forza nel cammino,

io sono il tuo Dio, Signore.

Sono io che ti ho fatto e plasmato, ti ho chiamato per nome.

Io da sempre ti ho conosciuto e ti ho dato il mio amore.

Perché tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori,

Io sarò con te dovunque andrai.

Non pensare alle cose di ieri, cose nuove fioriscono già,

aprirò nel deserto dei sentieri. Darò acqua nell’aridità,

perché tu sei prezioso ai miei occhi.

Io ti sarò accanto, sarò con te,

per tutto il tuo viaggio starò con te.

 

   

Quaresima: quarta domenica anno C

 Antifona d'Ingresso
Esultate e gioite,
voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell'abbondanza
della vostra consolazione.

 

Prima Lettura

Gs 5, 9. 10-12Dal libro di Giosuè.
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l'infamia dell'Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell'anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale

Sal 33
RIT: Gustate e vedete com'è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

Seconda Lettura

2 Cor 5, 17-21

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

Canto al Vangelo

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32) 
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

 Per riflettere

Dove lo troviamo, Gesù, un padre così: che attende questo figlio ed è pronto a corrergli incontro, anche se si presenta scalzo e lacero, anche se ha bruciato in poco tempo metà del patrimonio? Dove lo troviamo, Gesù, un padre come questo: che fa festa al figlio che torna, perché l’ha potuto riavere, che lo reintegra nella sua condizione, dopo tutto quello che ha fatto?

Tu Gesù, ci hai messo davanti ad un Padre come questo, un Padre che non rispetta le regole, un Padre dall’amore smisurato, un Padre che sorpassa qualsiasi padre esistente sulla terra. Così assistiamo, lungo il racconto, ad un padre che divide l’eredità quando è ancora in vita, ad un padre che non trattiene chi vuole andarsene lontano, ad un padre che rispetta ogni libertà, anche quella di un figlio scapestrato. Lo hai fatto apposta, Gesù: questo padre è decisamente strano:chi farebbe come lui? Chi correrebbe incontro, commosso, ad un figlio che ha buttato via metà del patrimonio? Chi penserebbe solo a manifestargli la sua gioia, il suo affetto e la sua tenerezza? Chi arriverebbe addirittura a rivestirlo subito con i segni della sua dignità, dopo che se n’è andato sbattendo la porta di casa? Lo hai fatto apposta, Gesù,
perché tutti capissimo che Dio, non è come ce l’immaginiamo noi. Il suo cuore non sta alle nostre regole, vecchie e rigide. Il suo cuore pulsa di un amore illimitato.

Dice Sant'Agostino che Dio ama ciascuno come se fosse l'unico. Nessuno deve sentirsi mai abbandonato da Dio, mai perduto: è Lui che prende l'iniziativa di cercarci e di seminare il nostro cammino di stimoli per il nostro ritorno.

Dio si propone a tutti, Dio sollecita tutti, Dio è misericordioso verso tutti, ma verso tutti quelli che lo vogliono, quelli cioè che si aprono a lui con sincerità di cuore. Gesù non ha mai sottovalutato la gravità del peccato; la distinzione tra peccatori e giusti non è soppressa; ha sempre esigito conversione ed è radicale nelle esigenze per il Regno condannando il male senza ambiguità. Se qui si parla della misericordia, si parla anche di conversione, di un figlio ritrovato perché pentito. Anzi il messaggio dell'amore del Padre è proprio per dar confidenza al ritorno del peccatore. Troppo Iddio è rispettoso della nostra libertà e dignità, e quindi della nostra parte da fare nel processo della salvezza! 

Preghiamo

“Mi leverò e andrò da mio Padre”. 
Liberaci, Signore, dall’orgoglio della vita che ci impedisce di rialzarci dal fango nel quale il peccato 
ci ha trascinati. Salvaci dall’accecamento suicida che non riconosce la misericordia nella ostinazione e nell’indurimento del cuore. O Cristo, tu hai aperto le porte del Paradiso; là non vi è più l’angelo 
che ne vietava l’ingresso e per mezzo della tua voce il Padre chiama di nuovo Adamo, che aveva cacciato. Ero piegato, abbattuto dalle mie turpi colpe, ero prostrato e rifiutavo la consolazione, 
ma ti ho sentito e mi alzerò e andrò da mio Padre. Tornerò, sì... tornerò da Lui, ma come uomo nuovo... 
col capo chino mi presenterò a quel Padre che non ho voluto comprendere e sarò servo, 
sì, servo di chi ha sempre cercato d'illuminare il mio cammino, 
di saziare la mia fame, di guidare le mie scelte...
“Padre sto tornando!”



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